Regione Lombardia

25 Aprile 2019, Festa della Liberazione. Discorso Sindaco Sancini #Gessate

Pubblicato il 25 aprile 2019 • Comune

l 25 aprile 1945 è una data simbolica, di fatto non fu l’ultima giornata di combattimento tra forze nazifasciste, alleati e brigate partigiane, ma fu il momento di vera svolta verso la fine dell’occupazione nazifascista. In quel giorno Torino e Milano furono liberate. Il 25 aprile, quindi, viene ricordato come il trionfo della libertà, dell’antifascismo e antinazismo.

A istituire ufficialmente la data fu la legge n. 260 del maggio 1949, presentata da Alcide De Gasperi in Senato nel settembre 1948: oggi quindi ricordiamo gli uomini e le donne della Resistenza, gli italiani uccisi a causa del nazifascismo e il contributo delle forze Alleate nella liberazione dell’Italia.

In questi anni del mio mandato ho cercato di promuovere un modo diverso di intendere la Festa della Liberazione. Questa importante Festività deve essere inclusiva e capace di celebrare appieno il valore della Libertà riconoscendo il sacrificio dei molti che hanno perduto la loro vita per garantire a noi tutti un futuro di Libertà.

Eppure qual è il significato che oggi diamo alla Libertà… Per taluni è divenuta semplicemente la possibilità di fare ciò che si vuole, l’andare contro ogni regola, per garantirsi il massimo ritorno personale, senza avere alcun rispetto dell’altro, manipolando la verità a proprio vantaggio e questo, va detto, perché le parole hanno un peso e un significato proprio, equivale a dire falsità e menzogne… senza la minima consapevolezza che così facendo ci si ritrova dalla parte di chi illudendosi di declinare la libertà ai massimi livelli non si accorge di limitare pesantemente l’altrui libertà.

Se ci pensate bene quante volte questo accade, ed accade proprio quando non ci si ferma più a cercare il dialogo e il confronto, quando si evita di parlarsi guadandosi faccia a faccia, quando ci si nasconde nell’appartenenza di un gruppo o peggio quando ci si sente forti perché accumunati da medesime ideologie o altro… va detto che il dialogo presuppone la capacità di confronto ed oggi spesso ci si sottrae al confronto diretto perché si sa, questo costa fatica.

Il sentirsi una parte del tutto, il ritrovarsi in un gruppo, non importa di che natura sia, meglio se quello che giudichiamo “forte”, è divenuto oggi il motivo di tanti scontri virtuali, verbali e reali. La “dematerializzazione” e la conseguente “deresponsabilizzazione” della comunicazione ha aperto la strada del “tutto è lecito” e del “tutto è giustificabile” e questo oggi rappresenta il più grande dei nostri problemi. Si è perso di vista la lettura delle evidenze, l’aderenza ai fatti, ci si sofferma sul sentito dire, perché informarsi ancora una volta costa fatica e richiede il nostro personale impegno e noi abbiamo sempre qualcosa d’altro di più importante da fare… Eppure non ci vuole poi molto…

Esistono comportamenti giusti e comportamenti sbagliati, esistono scelte giuste e scelte sbagliate e ciò che è giusto non ha colore, ciò che è giusto non ha bandiera… è giusto punto!

Ed allora ritornando a quel periodo davvero buio a quei terribili venti mesi che vanno dall’8 settembre del 1943 ai primi di maggio del 1945 perché si è dovuto lottare così duramente per ciò che era giusto?

Chi ha avuto la fortuna di sentire i racconti di chi ha vissuto in prima persona quei venti duri mesi ha ben chiaro cosa significhi Libertà… Eppure oggi fatichiamo a far memoria di questo importante valore, fatichiamo ad avere presenti i nostri concittadini, i nostri giovani in questi importanti appuntamenti, fatichiamo a dare la giusta lettura a questa importante ricorrenza…

Perché questo? Perché forse siamo ancora legati a contrapposizioni inutili che ci vedono ancora una volta schierati… ma schierati per cosa? Schierati nel tentativo di negare le evidenze invocando improbabili giustificazioni o schierati nel tentativo di esaltare solo una parte del vasto mondo che ha vissuto la resistenza…

Gli eroi della resistenza, che meritano davvero questo nome, non hanno colore, erano giusti, come giusta è la Libertà!

Liberiamoci dunque dai condizionamenti che in questi anni hanno impropriamente portato alcuni a non voler celebrare il 25 aprile ed altri ad assumere questa celebrazione come propria ed esclusiva… se continuiamo in questa direzione finiremo col commettere un gravissimo errore, finiremo col perdere di vista il valore che oggi celebriamo, la Libertà!

Nelle celebrazioni del 25 aprile di questi 5 anni del mio mandato ho ricordato le donne e gli uomini della Resistenza, ho ricordato un martire ed un Beato, ho ricordato un soldato che dopo una dolorosa metamorfosi vissuta sulle tragiche esperienze del fronte russo si è speso fino alla fine per la resistenza… La lettura dei momenti della loro vita, del loro vissuto sono una testimonianza che deve essere patrimonio di ciascuno di noi.

“Volevo che i giovani sapessero , capissero, aprissero gli occhi. I giovani devono conoscere la società in cui vivono. Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell’ignoranza, come eravamo cresciuti noi della generazione del littorio. Oggi la libertà li aiuta, li protegge. La libertà è un bene immenso , senza la libertà non si vive, si vegeta”. Queste le parole di Nuto Revelli , tenente degli alpini nel battaglione Tirano, poi comandante partigiano di Giustizia e Libertà, poi scrittore dallo stile chiaro e dalla forte etica civile.

Ma chi erano i tanti uomini e le tantissime donne della resistenza? Erano uomini e donne che non hanno esitato a riconoscere ciò che era giusto e ciò che era sbagliato… eroi comuni, molti dei quali non hanno mai imbracciato un fucile ma che sono stati determinanti nel loro agire quotidiano.

Il mese scorso abbiamo avuto l’onore di ospitare nella sala matrimoni di villa Daccò per il marzo al femminile Renzo Bistolfi l’autore di un bellissimo libro “Il coraggio della signora maestra”… un titolo evocativo ma che ben ci riporta all’essenza più profonda della resistenza partigiana. Chi ha avuto il privilegio di ascoltare la voce dell’autore ha avuto modo di comprendere il significato del coraggio e dell’eroismo mai gridato di chi ha saputo salvare moltissime vite. Come la maestra protagonista del libro che pur avendo ricevuto la medaglia d’argento al valor civile per la resistenza soleva chiudere il suo raccontare con un lapidario… “non so le davano un po’ a tutti queste medaglie, una volta terminata la guerra…

Questa è la testimonianza di come spesso gli eroi che hanno saputo fare la cosa giusta nel momento più difficile e senza esitazione alcuna, non amano di fatto poi parlare del loro vissuto… e questo è stato altrettanto ben chiaro dopo aver ascoltato i protagonisti in tempi più recenti di un altro bellissimo libro scritto dall’amico Meo Ponte dal titolo “Eroi di una guerra segreta” che abbiamo avuto il privilegio di incontrare qualche settimana fa.

La maestra parlava malvolentieri del suo passato, eppure non sono pochi quelli che ricordano il suo eroismo di staffetta partigiana… Quante le vicende drammatiche in cui si rispecchiano tante storie di ordinario eroismo ma dimenticate dalla Storia nota e celebrata.

A chi ha vissuto queste esperienze, a chi non è mai stato ricordato come eroe, a chi non si è mai schierato post hoc propter hoc ma che ha saputo fare la scelta giusta nel momento più difficile, a chi ha scelto la Liberta quando la Libertà era negata, a loro va oggi il nostro ringraziamento e perenne ricordo.

Viva la Libertà, Viva la Repubblica Italiana.

Giulio Sancini, Sindaco del Comune di Gessate